mercoledì 18 aprile 2018

Le chiacchiere sui vivai

Se ne parla tanto ma di concreto ancora nulla. Di che cosa sto parlando? Dei fiumi di parole consumati sul rilancio dei vivai, sula necessità di scommettere sui propri ragazzi, per farli crescere e salvare il calcio italiano che da troppo tempo ha smesso di brillare, come dimostra la brutta e pesante esclusione dai prossimi mondiali. 
Ci sono delle società professionistiche che rispetto ad altre investono davvero sui propri giovani, categoria dopo categoria li fanno crescere con l’obiettivo di portare poi i più talentuosi in prima squadra. Dovrebbe essere la normalità, anche per favorire il necessario ricambio generale. 
Con il business delle scuole di calcio, i furbastri pronti a lucrare sulle aspettative dei genitori nel pallone, l’invasione di ragazzi stranieri, arrivare al professionismo è al momento molto difficile, probabilmente impossibile. 
La cosa più assurda è che non sembrano emergere nuovi campioni del livello di Totti, Pirlo, e Del Piero. E anche se ci fossero rischierebbero di essere esclusi, non valorizzati perché le logiche e gli interessi sono cambiati. Alla prossima seduta.

mercoledì 11 aprile 2018

Calcia ovunque tu sia

In ogni angolo di strada, nel campetto di un oratorio, in un prato in montagna oppure in riva al mare, ci sarà sempre qualcuno pronto a dare due calci al pallone. 
Una sfera gonfia di aria che fa restare ragazzi per sempre. Puoi avere 10, 20 o 60 anni ma a questa tentazione di calciare non si resiste, come accade nella simpatica scena del film “Tre uomini e una gamba” del 1997 con Aldo, Giovanni e Giacomo in cui si improvvisa una partita sulla spiaggia. 
Questa è la bellezza del calcio, che il sistema che gli ruota attorno per fare business continua a compromettere. Il calcio è prima di tutto divertimento, poi anche sacrificio. (continua)

mercoledì 4 aprile 2018

Il grande circo del pallone

Ciao, mia chiamo Greg e sono il padre di Luca, un ragazzo di 14 anni che gioca a calcio. Amici di terapia in queste sedute vi ho raccontato che attorno al pallone si è creato un circo che non smette mai di stupire, spesso in negativo. 
Da qualche anno, però, si è iniziato a ragionare su quando sia importante che gli adulti esercitino un ruolo positivo, che siano un valido punto di riferimento per i ragazzi. Il problema è che, nonostante gli sforzi, genitori, dirigenti, mister non ci riescono proprio, anzi fanno l’esatto contrario. Così capita che i figli debbano interrompere la partita per correre a separare i loro genitori che si stanno picchiando di santa ragione in tribuna oppure accade che una madre si conceda al mister di turno per fare in modo che il pargolo aspirante campione venga convocato in partita. 
È vero, quello del calcio è diventato un circo di nani, ballerine, furfanti (e a volte anche di zoccole). Mi conforta comunque il lato positivo, quella magia del pallone che provoca vibrazioni di massa che fanno stare bene.  (continua) 

giovedì 29 marzo 2018

Quelli che lavorano e poi i furbetti del palloncino

In questi anni di cammino nell'oscuro tunnel del calcio giovanile ho incontrato diverse categorie di genitori dirigenti. Ci sono quelli super operativi e organizzati che pianificano tutto, delle vere e proprie macchine da guerra efficienti e indistruttibili. 
Probabilmente hanno delle cartelle con documenti e statistiche dettagliate sul il trend di ogni ragazzo, quello della squadra e quello delle altre squadre coinvolte in un campionato o in un torneo. Sanno tutto e per certi aspetti fanno davvero paura. 
Poi ci sono quelli professionalmente più soft, che svolgono bene i loro compiti ma senza farsi prendere da particolari manie, sono positivi e collaborativi, segnalano eventuali criticità e danno dei pareri se richiesto. 
E infine ci sono i furbetti, quelli che accettato l’incarico per non pagare il biglietto di ingresso o soprattutto per seguire fino allo spogliatoio e poi dentro il campo il proprio pargolo. Cercano anche di favorirlo in qualunque modo, influenzando le scelte del mister al momento di preparare le formazioni o di effettuare delle sostituzioni in partita o quando si devono fare delle selezioni per gare o tornei particolare che possono diventare una buona occasione per mettersi in vetrina. 
Conoscevo un genitore che con questo sistema era riuscito a piazzare il figlio, che non era particolarmente talentuoso, in eventi organizzati da società professionistiche o in importanti selezione di livello provinciale e regionale. Si è fatto tardi, devo andare. Alla prossima seduta.

mercoledì 21 marzo 2018

Il ruolo delle formiche operaie

È dura la vita dei dirigenti accompagnatori, dei genitori che mettono volontariamente a disposizione del loro tempo per svolgere diverse funzioni al servizio di una o più squadre. Non sono né carne, né pesce. Non sono considerati dai genitori dei loro pari e non sono presi in considerazione nelle scelte della dirigenza. 
Svolgono un semplice ruolo di formiche operaie e di parafulmine tra genitori e società. Devono lavorare, tacere e mediare ove possibile tra sensibilità diverse. In effetti, si occupano di un sacco di cose, delle maglie, della pulizia, delle distinte, delle previsioni meteo. 
Nelle realtà più serie si evita accuratamente che un genitore svolga la funzione di dirigente per la squadra dove gioca il figlio, al fine di evitare favoritismi veri o presunti e quindi sterili polemiche. Insomma, può accadere la stessa situazione negativa che si verifica nelle scuole, dove ci sono delle mamme che si strappano le vesti per fare le rappresentanti di classe, ma con il solo scopo egoistico di curare gli interessi del proprio pargolo e di fare le super ruffiane con le insegnanti. 
Come al solito, c’è sempre qualcuno che non agisce per la squadra, un gruppo o una comunità, bensì solo per pensare ai propri fattacci. 
Il problema è che nella maggioranza delle società calcistiche giovanili, la scelta è di nominare dirigenti di una squadra i genitori di ragazzi che ne fanno parte. E tutto così può diventare più complicato. (continua)